Inchiesta e risvolti sul territorio
Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Pavia, con il supporto dell'Ispettorato Centrale per la Repressione delle Frodi (ICQRF) e coordinata dal pubblico ministero della Procura di Pavia Alberto Palermo, ha portato alla scoperta di una presunta maxi-frode nel settore del riso biologico. L'attività investigativa ha individuato irregolarità relative alla commercializzazione di riso venduto come biologico ma prodotto con l'uso di fitofarmaci e fertilizzanti non ammessi nel disciplinare biologico.
Le indagini, avviate nel 2023 a seguito di segnalazioni di Federbio, hanno coinvolto 14 aziende agricole della provincia. Secondo la Procura, i proventi illeciti riconducibili alla condotta contestata si attestano su un valore di circa 10 milioni di euro, somma che è stata oggetto di sequestro.
Anomalie tecniche e campionamenti
Gli investigatori hanno rilevato incongruenze tra le superfici agricole dichiarate come coltivate a biologico e i volumi effettivamente commercializzati, con rese che apparivano significativamente superiori alla media attesa per produzioni biologiche.
- 14 aziende indagate nella provincia di Pavia;
- Sequestri patrimoniali per 10 milioni di euro ritenuti proventi della frode;
- Campioni analizzati hanno evidenziato la presenza di principi attivi non ammessi.
"È bastato incrociare le banche dati pubbliche per capire che, a fronte di una resa normale di 4-5 tonnellate per ettaro, in questo caso i numeri raddoppiavano", ha spiegato Paolo Carnemolla, coordinatore dell'Unità di crisi di FederBio.
Analisi di laboratorio su alcuni campioni hanno rilevato, secondo la documentazione disponibile, concentrazioni di Pendimethalin superiori ai limiti previsti per contaminazioni accidentali. Altri campioni avrebbero mostrato la presenza di Imazamox e MCPA.
Impatto su agricoltori e consumatori
Federbio ha sottolineato come la frode danneggi gli agricoltori onesti e minacci la fiducia dei consumatori nel biologico. Sul piano locale, un'inchiesta di questa portata può avere ricadute sulla filiera pavese: dalla reputazione dei produttori locali alla necessità di controlli più stringenti, fino a possibili ripercussioni commerciali per aziende non coinvolte ma operanti nello stesso comparto.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Aziende coinvolte | 14 |
| Valore sequestrato (proventi) | 10 milioni € |
| Anni d'indagine | Attività avviata nel 2023 |
La Procura di Pavia e le forze dell'ordine proseguiranno le indagini per chiarire responsabilità e modalità di commercializzazione. Per gli abitanti della provincia resta l'esigenza di monitorare gli sviluppi, soprattutto per gli operatori agricoli che chiedono chiarezza e per i consumatori che vogliono garanzie sulle certificazioni biologiche.