Indagine sulla filiera dei crediti d'imposta fittizi
La Guardia di Finanza del Comando regionale Lazio ha eseguito una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di tre persone al centro di un'articolata indagine su una frode riguardante i cosiddetti bonus edilizi. L'azione ha portato al sequestro, per un valore complessivo stimato in 9 milioni di euro, di beni mobili e immobili ritenuti riconducibili ai proventi illeciti.
L'operazione è nata da approfondimenti su soggetti la cui ricchezza risultava sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati e ai profili economici noti. Gli accertamenti, condotti con il coordinamento del tribunale delle misure di prevenzione di Roma, hanno coinvolto nuclei investigativi dislocati sul territorio regionale, in particolare il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Viterbo e il Gruppo di Frascati.
La meccanica della frode
Dalle verifiche è emerso un sistema che generava crediti d'imposta inesistenti, comunicati all'Agenzia delle Entrate tramite la piattaforma telematica prevista per l'utilizzo dei bonus. Secondo gli accertamenti, le imprese coinvolte risultavano prive di strutture e mezzi idonei per realizzare interventi edilizi, mentre i lavori dichiarati erano in molti casi mai effettivamente eseguiti.
- Crediti fittizi messi a sistema e ceduti o utilizzati dalle imprese coinvolte;
- Residenti ignari inseriti come beneficiari di interventi mai commissionati;
- Parte dei proventi reinvestita in beni immobili e mobili, altra parte trasferita su rapporti esteri o a soggetti collegati.
Le conseguenze per il territorio sono molteplici: oltre al danno erariale, il fenomeno altera la concorrenza nel settore delle costruzioni e penalizza le imprese che operano regolarmente.
I beni sottoposti a vincolo
Il provvedimento di sequestro ha riguardato un insieme di beni e partecipazioni riconducibili alle persone coinvolte, nello specifico:
| Tipologia | Quantità |
|---|---|
| Unità immobiliari | 26 |
| Autovetture di lusso | 17 |
| Società di capitali | 3 |
| Valore complessivo dei beni sequestrati | 9 milioni di euro |
Nel corso delle attività investigative è stato anche ricostruito il meccanismo con cui parte delle somme venivano trasferite su rapporti bancari esteri, in particolare in Romania, mentre altre erano ridistribuite a soggetti collegati per occultare l'origine illecita dei fondi.
Ambiti territoriali e impatto locale
Le verifiche hanno riguardato soggetti e società con sedi in diverse province, con attività investigative svolte tra Viterbo e l'area sud-est della provincia di Roma. In particolare, il Gruppo di Frascati ha curato gli accertamenti economico-finanziari relativi a persone residenti nel VI Municipio di Roma.
Per i cittadini e le imprese della provincia, l'operazione sottolinea il peso delle frodi fiscali nel comparto edilizio e l'attenzione delle autorità a contrastare condotte che distorcono il mercato e sottraggono risorse pubbliche. Le misure patrimoniali servono anche a recuperare beni riconducibili a profitti illeciti e a disinnescare reti che potrebbero riprendere attività fraudolente.
Proseguono gli approfondimenti
Le indagini sono ancora in corso per individuare tutte le responsabilità e completare la ricostruzione dei flussi finanziari. Le autorità hanno segnalato come parte dei profitti sia stata impiegata per acquisizioni immobiliari e come il resto sia stato trasferito o distribuito attraverso canali che le Fiamme Gialle stanno cercando di ricostruire integralmente.
L'operazione rappresenta un segnale forte nei confronti di chi sfrutta misure di sostegno e agevolazioni per fini illeciti: la combinazione di controlli bancari, accertamenti patrimoniali e verifica documentale resta lo strumento principale per arginare fenomeni di questa natura.