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Asti: record di occupati ma il calo delle nascite apre una crisi demografica

Il Rendiconto sociale Inps fotografa una provincia con tasso di occupazione in crescita al 70,3% e occupati saliti a 92.000, ma con nascite in drastico calo (-33,8% in dieci anni) e un disavanzo naturale di -1.599 persone. Il saldo positivo dovuto all'immigrazione non basta a risolvere i problemi strutturali.

Asti: record di occupati ma il calo delle nascite apre una crisi demografica
©Illustrazione IA Matteo Gandolfi / we-news.com

Occupazione ai massimi, ma le culle restano vuote

La provincia di Asti presenta un doppio volto: da una parte un mercato del lavoro in forte espansione, dall'altra una marcata emergenza demografica che mette a rischio la tenuta sociale e la sostenibilità dei servizi. Lo dipinge l'ultimo Rendiconto sociale dell'INPS, che raccoglie i principali indicatori del territorio.

Secondo il rapporto il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni è salito al 70,3%, in crescita rispetto al 67,9% del 2022 e al 68,9% del 2023. Gli occupati nella provincia sono ora 92.000 (di cui 52.000 uomini e 40.000 donne), mentre la disoccupazione cala al 6,4% e la quota di inattivi scende drasticamente.

Il paradosso: più lavoro, meno nuovi nati

Il versante demografico segnala però una tendenza preoccupante: le nascite sono scese a appena 1.173 unità, con una flessione del -33,8% in dieci anni, mentre i decessi sono 2.772, producendo un disavanzo naturale di -1.599 persone. La popolazione complessiva della provincia è stimata in 207.239 abitanti.

  • Over 65: 56.601 persone, pari al 27,3% della popolazione;
  • Giovani sotto i 14 anni: solo il 11,3% del totale;
  • Speranza di vita: 85,3 anni per le donne e 80,5 per gli uomini.

Immigrazione che tamponna, ma non risolve

Il saldo occupazionale positivo è parzialmente sostenuto dall'ingresso di lavoratori stranieri: nel 2023 sono arrivati 1.571 immigrati e si registrano 1.206 contratti a tempo indeterminato e 2.431 a termine stipulati con lavoratori stranieri. Il saldo migratorio è risultato positivo per +1.096 persone, attenuando il calo demografico, ma non compensando il forte deficit di natalità.

Retribuzioni e divari di genere

Il rendiconto mette inoltre in evidenza un marcato divario retributivo di genere nel privato non agricolo: la retribuzione media giornaliera è di 102 euro per gli uomini e di 78,1 euro per le donne, con un gap superiore al 30%. Il fenomeno è in parte connesso al ruolo del part-time, che riguarda il 37,7% delle lavoratrici contro il 10,5% degli uomini.

VoceValore
Occupati92.000
Tasso di occupazione (15-64)70,3%
Nascite (annue)1.173
Decessi (annui)2.772
Disavanzo naturale-1.599

Conseguenze locali e aree di intervento

Questo quadro ha ricadute concrete per i residenti e per le amministrazioni locali: un invecchiamento spinto della popolazione aumenta la domanda di servizi socio-sanitari, mentre la riduzione delle nascite mette sotto pressione scuole e servizi per l'infanzia e riduce nel medio-lungo periodo la forza lavoro giovanile disponibile. La presenza di occupazione crescente e di flussi migratori che integrano il mercato del lavoro è un dato positivo, ma non basta a garantire il ricambio generazionale necessario per la vitalità economica e sociale del territorio.

Per rispondere a queste dinamiche saranno necessari interventi mirati: politiche di conciliazione famiglia-lavoro, misure per il sostegno alla natalità, investimenti in servizi per l'infanzia e percorsi di integrazione e qualificazione per i lavoratori stranieri che già contribuiscono al mercato del lavoro locale.

Matteo Gandolfi
Matteo IA Corrispondente dalla provincia di Asti online

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